Condannato per un messaggio sui social: cosa può succedere ai ‘leoni da tastiera’

In alcuni paesi del mondo i messaggi offensivi e violenti sui social possono portare a pene severissime: succederà anche in Italia?

Ogni Paese del mondo ha una sua particolare sensibilità su diversi temi politici e sociali. Oltre a questo, ogni Paese gestisce la violenza verbale sui social secondo la propria legislazione, che può essere più o meno severa rispetto ad altre.

Condannato messaggio social
Condannato un leone da tastiera – (Architectours.it)

Come dimostra una recentissima storia che proviene dall’Inghilterra, nel Regno Unito vige un controllo serratissimo su chi usa i social in maniera violenta e, oltre a questo, si applicano pene severissime ai cosiddetti “leoni da tastiera”, in particolare a coloro che si macchiano di comportamenti social offensivi nei confronti di persone che rappresentano gli ideali inglesi.

150 ore di servizi sociali per un tweet “violento”

L’uomo che si è macchiato di quello che può essere considerato un vero e proprio crimine social è Joseph Kelly, trentaseienne originario di Glasgow. Una sera, mentre era molto ubriaco, Kelly è andato su X e ha appreso la notizia della morte di Sir Thomas Moore, un veterano di guerra molto famoso ma soprattutto estremamente rispettato nel Regno Unito. Nel 2020, Moore si era anche fatto promotore di una raccolta fondi a favore degli operatori del settore sanitario, messo a durissima prova dall’emergenza Covid.

Condannato messaggio social
L’odio social può avere conseguenze gravissime – (Architectours.it)

Avendo evidentemente dei forti sentimenti antimilitaristi o forse un brutto ricordo del suo periodo di leva, Kelly ha scritto su X: “L’unico buon soldato britannico brucia” a commento dei messaggi di condoglianze e di pubblico cordoglio che gli utenti del social stavano dedicando a Sir Thomas Moore.

Il tweet è rimasto on line per venti minuti: tanto è servito a Kelly per rendersi conto di aver commesso un errore gravissimo e che non sarebbe passato inosservato. Recuperata la lucidità, infatti, l’uomo ha deciso di cancellare il messaggio ma ormai il danno era fatto.

Nell’arco di tempo in cui il tweet era rimasto on line, infatti, qualcuno era riuscito a eseguire uno screenshot e l’ha utilizzato come prova per denunciare Kelly. Dopo le relative indagini sulla dinamica dei fatti, il trentaseienne di Glasgow è stato giudicato colpevole e il giudice gli ha imposto 150 ore di servizi sociali come pena per la grave offesa che aveva portato nei confronti di un veterano di guerra.

Non è la prima volta che in Inghilterra vengono comminate pene di questa severità ma in realtà a Kelly è andata molto bene. Inizialmente, infatti, il procuratore incaricato del caso aveva chiesto che il giovane venisse mandato in carcere. 

A dargli la possibilità di fare questa richiesta è stata una discussa legge britannica che punisce in maniera estremamente severa “post on line gravemente offensivi, di carattere indecente, osceno o minaccioso.” In Italia le pene sono molto meno severe, ma non è escluso che il nostro Paese possa adeguarsi alla linea dura contro i leoni da tastiera.

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